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Mistica Umbria

Consigli e suggerimenti per la Pasqua sotto una diversa Stella.

L’Umbria è terra di spiritualità profonda, santi e pensatori, tradizioni antiche e riti medievali. Cosa meglio che trascorrere le vacanze pasquali immersi nell’arte, nella cultura, nelle suggestioni mistiche di questa regione? I suoi borghi e le sue contrade di pietra antica, dove sembra di tornare indietro di secoli, hanno dato i natali a santi illustri: Francesco d’Assisi, in primis, la cui vicenda luminosa e inconsueta ha letteralmente cambiato la storia della Chiesa.

Ed è proprio da Le laudi sono un’espressione letteraria tipica dell’Umbria medievale, regione che a partire dal Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, detenne un vero e proprio primato in questo genere letterario. A diffondere le Laudi in tutta Europa fu il movimento dei flagellanti, laici riuniti in confraternite che attraverso la mortificazione corporale cercavano di raggiungere la salvezza eterna. Non tutti sanno però che i flagellanti nacquero proprio in Umbria, a Perugia, nel 1260, ad opera di Raniero Fasani (la più antica rappresentazione figurativa di tale movimento, peraltro, è ospitata nella chiesa templare di San Bevignate, a solo un chilometro e mezzo dalla Locanda Stella) . I flagellanti, mentre percorrevano le vie della città percuotendosi la schiena e le spalle in segno di mortificazione, recitavano le laudi, componimenti in versi che raccontavano le storie sacre. Tali laudi vennero in seguito drammatizzate, divenendo il fulcro della rinascita del teatro dopo la parentesi alto medievale. che partiremo nel raccontarvi di questa nostra terra mistica e antica e dei suoi riti pasquali. Il giovedì santo, nella cattedrale romanica della città, dedicata a San Rufino, si può assistere ad una sacra rappresentazione che risale addirittura al XIV secolo: la ‘Scavigliazione’. La cerimonia consiste nello schiodare, ad opera dei canonici del Duomo, da un antico Crocifisso del XVIII secolo (che sostituisce altri più antichi ancora) la statua linea del Cristo, che viene deposta su un cataletto per essere esposta alla venerazione dei fedeli. Mentre avviene la complessa operazione, viene cantato un testo sacro in volgare umbro, una Lauda, che racconta la passione di Cristo ed il dolore della madre, Maria.


Torniamo ad Assisi: il Venerdì Santo, il Cristo morto ligneo, ‘scavigliato’ dalla sua croce, viene portato con solenne processione dal duomo di San Rufino alla Basilica inferiore, alla luce delle fiaccole, preceduto dalla statua della Madonna addolorata; alla processione partecipano tutte le antiche confraternite della città, nello stesso ordine in cui sfilavano nel Medioevo, a capo e volto coperto e a piedi scalzi.  


Anche a GUBBIO, la città dei Ceri alle pendici del monte Ingino, il venerdì santo si tiene la tradizionale processione del Cristo morto: il corteo parte al tramonto dalla chiesa di Santa Croce della Foce e viene aperto dalla confraternita omonima, i cui membri indossano il ‘sacco’, un abito bianco, lungo fino ai piedi, con un cappuccio a punta che lascia solo due fori per gli occhi. Il protocollo della processione eugubina è antico di secoli: viene preceduta, come una vera rappresentazione drammatica, da quattro confratelli che suonano strumenti detti “battistrangole”, dal caratteristico suono di ferraglia. Segue il ‘mazziere’, un confratello che porta la “mazza” e ha il compito di tenere ordinato lo svolgimento del sacro rito. Poi vi è il portatore del “teschio”; la grande croce detta l’“Albero della Vita” che precede le “le tre croci” del Calvario e le due “Croci raggiate”. A seguire vi sono tutti i simboli della passione, illuminati da due torce. Avanzano ancora le “grandi torce” offerte dal Comune, dalle Corporazioni delle Arti e Mestieri e da varie Associazioni cittadine, che precedono di poco i Cavalieri del Santo Sepolcro, a seguire il Clero ed il Vescovo. Infine, vi è la statua del “Cristo Morto” sul cataletto, seguito dal primo coro del “Miserere”, un testo polifonico di origine medievale che si tramanda per tradizione orale. Dopo gli scout e i chierichetti delle parrocchie della città, vi è il “coro delle Pie Donne”, seguito dalla statua dell’ Addolorata su una macchina da processione; segue il secondo coro del “Miserere” ed infine il popolo. Il percorso segue le vie principali del borgo umbro, fermandosi in occasione di soste in luoghi particolari della città, stabiliti da secoli.

Altre suggestive cerimonie di origine medievale si tengono a BEVAGNA (processione del venerdì santo di origine trecentesca e corsa del Cristo risorto la domenica di Pasqua, in cui la statua omonima viene portata di corsa dai giovani del luogo alla chiesa di San Michele), CITTÀ DI CASTELLO (processione del Cristo morto, il cui rituale è il più antico della regione) e MONTEFALCO (corsa del Cristo risorto nella notte di sabato santo).

Foto credits: Wikimedia

A CITTÀ DELLA PIEVE si assiste invece ai cosiddetti Quadri viventi: nei sotterranei di palazzo Orca numerosi figuranti rappresentano in ogni sala scene della passione, morte e resurrezione di Gesù. Infine, la bellissima cittadina di SPELLO celebra la Pasqua con un’usanza meno antica ma ugualmente suggestiva: la Via Crucis d’autore, un itinerario artistico – religioso nelle chiese e nei palazzi storici, in cui artisti di fama nazionale e internazionale espongono opere ispirate ai temi della passione.

Questo clima di misticismo e spiritualità si rispecchia idealmente nella mostra dedicata ad uno dei grandi interpreti della storia dell’arte umbra ed italiana della seconda metà del XIII secolo: il Maestro di San Francesco, così chiamato perché in assenza di opere firmate – come sovente in età medievale- prende nome dalla sua opera principale: la tavola con l’effigie del Santo (1226), dipinta sulla stessa asse su cui spirò, conservata a Santa Maria degli Angeli ed eccezionalmente esposta nella prossima mostra perugina.

Foto credits: Wikimedia

La Galleria Nazionale dell’Umbria dedica al geniale artista, precorritore a suo modo delle grandi novità giottesche, la mostra ‘L’enigma del maestro di San Francesco. Lo Stilnovo del Duecento umbro”, (Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, dal 10 marzo al 9 giugno prossimi) . Più di sessanta opere prese in prestito dai principali musei tenteranno di restituire l’immagine della pittura umbra in uno dei suoi periodi più floridi e ricchi di novità. Il fulcro dell’esposizione sarà la grande croce d’altare datata 1272, proveniente dalla chiesa perugina (ora auditorium) di San Francesco al prato, presente nelle collezioni permanenti della GNU: uno dei suoi pezzi principali, vero e proprio modello per analoghe figurazione del periodo. Inoltre, grazie a rilievi acquisiti con laserscanner 3D, all’interno del percorso sarà allestita una sala immersiva che ricostruisce in via eccezionale gli affreschi realizzati dal Maestro nella basilica inferiore di Assisi, per buona parte non più visibili perché compromessi dagli interventi avvenuti alla fine del XIII secolo.

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Foto Credits: umbriatourism.it/


La Locanda Stella vi permetterà di soggiornare nel cuore del cuore verde d’Italia, da dove potete raggiungere facilmente le località suggerite. Inoltre, dopo tante emozioni sarà bene rifocillarvi presso il RISTORANTE STELLA, dove potrete gustare, tra gli altri, i cibi della tradizione pasquale della regione: dalla torta di Pasqua, ricca di uova e saporita di formaggio, servita tradizionalmente con capocollo, alla coratella di agnello e alla ciaramicola, ciambella aromatizzata e completata con soffice glassa d’albume, dal forte valore simbolico.

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