La Rocca Paolina: il cuore sotterraneo di Perugia
Abbiamo iniziato la nostra passeggiata lungo lo skyline della città di Perugia che si ammira dalle finestre di ‘Stella’ con il complesso benedettino di San Pietro, che ne è il lato più occidentale e al contempo luogo iconico di Perugia; terminiamo ora con il bastione della Rocca Paolina, al lato orientale ed altrettanto simbolico per la storia e le vicende della nostra città.
Non vi inganni il nome: la rocca paolina non è un semplice fortezza, né un castello e neppure una città sotterranea, come a volte impropriamente viene definita; è piuttosto una città nella città, un labirinto di pietra che batte sotto i piedi dei passanti come un cuore antico e silenzioso.

Foto credits: https://www.umbriatourism.it/it/-/rocca-paolina
UNA STORIA DI POTERE E RIBELLIONE
Nata nel 1540 per volere di Papa Paolo III Farnese, la Rocca non fu costruita per proteggere i perugini, ma per dominarli. La storia è ben nota: dopo l’ennesimo aumento dei costi dei beni di prima necessità al fine di finanziare la sontuosa fabbrica vaticana, i Perugini si ribellarono al papa, allontanando il legato pontificio (il legale rappresentante del papa in città) e dichiarando Perugia città indipendente. L’aumento del prezzo di costo stavolta era a carico di un elemento prezioso, di cui la città era priva, che serviva per insaporire i cibi ma anche per conservarli, oltre che come base per l’alimentazione ovina: il sale. Secondo alcuni, è per questa ragione che il pane a Perugia, e in genere nel territorio un tempo appartenente allo Stato pontificio, è privo di sale (il cosiddetto ‘pane sciapo’)

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Era il marzo del 1540. La reazione del pontefice Paolo III Farnese non si fece attendere: scomunicò la città riottosa e inviò le truppe capitanate da suo figlio naturale, Pier Luigi Farnese, a sedare la rivolta; in giugno si trattò la resa della città presso il monastero di Monteluce. Non fu sufficiente per il papa, che decise di dare una lezione definitiva alla città ribelle. Incaricò infatti il celebre architetto militare Antonio da Sangallo il Giovane di costruire una fortezza imponente, ma per farlo compì un atto quasi sacrilego: rase al suolo le case, le torri e le chiese del quartiere dei Baglioni, una potente famiglia perugina, tra i cui esponenti erano i capi della rivolta.
Nonostante l’entità delle distruzioni e delle perdite, l’architetto fiorentino decise di non modificare per sempre la fisionomia del rione di Santa Giuliana (questo il nome del quartiere sul quale venne decisa la costruzione delle fortezza, altrimenti detto anche ‘dei Baglioni’) ma di conservare l’antica porta etrusca del I sec.a.C., spostandola di qualche metro per non inficiare il progetto pontificio, e trasformare le antiche strade medievali in fondamenta della fortezza, trasformando quartieri pieni di vita in oscuri corridoi sotterranei.

Foto credits: https://www.bellaumbria.net/it/storia-e-archeologia/la-rocca-paolina
CAMMINARE TRA LE OMBRE DEL PASSATO
Entrare oggi nella Rocca Paolina significa compiere un salto nella storia. Grazie alle scale mobili che collegano la parte bassa della città con Piazza Italia, migliaia di persone attraversano ogni giorno questi spazi, spesso senza rendersi conto di camminare dentro una sorta di macchina del tempo.
Passeggiando tra le alte volte di mattoni della fortezza cinquecentesca, vi troverete magicamente nel bel mezzo di un quartiere del XV secolo, perfettamente conservato. Si possono ancora distinguere i portali delle vecchie case, le finestre murate e i vicoli che un tempo erano illuminati dal sole, persino fontane e statue. Indicazioni e cartelli ricordano antiche vie e piazze rinascimentali. Parte delle strutture sono diventate inoltre spazi culturali, che ospitano mostre d’arte, mercatini di Natale, installazioni contemporanee e festival.
Incastonata tra le mura della Rocca è la Porta Marzia, una delle porte etrusche più belle d’Italia, detta per questo Porta pulchra. Era via d’accesso elegante della città, poiché da lì partiva la strada che conduceva a Roma; per questo presenta statue e ornamenti.
